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Il Carbonaio
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LA VITA DEI VECCHI CARBONAI

I vecchi carbonai, quando mettevano a fuoco le carbonaie, vivevano nella macchia insieme a tutta la famiglia, dentro capanne costruite con scheletri di legno prelevato sul posto, e coperte di zolle di terra chiamate iove o ghiove o pellicce. 

Il motivo per cui i carbonai vivevano nel bosco è da ricercarsi nel fatto che le carbonaie hanno bisogno di continua assistenza, quando sono a fuoco, e devono essere ispezionate continuamente, giorno e notte, altrimenti possono bruciare male e incenerire tutta la legna o produrre carbone poco buono perché cotto male.

Il carbone venuto male è indicato dai carbonai con un termine che vuol essere dispregiativo: patassa.

Dire a un carbonaio che ha fatto della patassa equivale a dirgli che non è un buon mestierante. Infatti il mestiere del carbonaio richeide moltissino impegno, grande specializzazione e molta intelligenza. 

Dentro le capanne i carbonai costruivano, sempre servendosi del legname del bosco, dei poveri giacigli. Al posto delle nostre morbide reti e materassi mettevano dei duri legni chiamati bacchi e i letti così rozzamente costruiti venivano chiamati rapazzòle sulle quali riposavano le loro stanche membra i carbonai e tutti gli altri membri della famiglia, compresi i bambini. 

Il carbonaio dormiva poco, dovendo vigilare anche la notte sulle carbonaie, sfidando il freddo, il vento, la pioggia ed esponendosi così al rischio di malattie come la polmonite e la bronchite molto frequenti nei carbonai e molto pericolose prima che fossero inventati gli antibiotici. Spesso vicino alla capanna veniva costruito anche un pollaio di sassi e zolle e il forno per il pane. 

La capanna, quando era possibile, veniva costruita vicino a una polla d’acqua, in modo da alleviare la fatica delle donne che dovevano provvedere continuamente ad attingere l’acqua necessaria per preparare i pasti e per mantenere un minimo di pulizia.

I bambini frequentavano, se c’era, la scuola più vicina, ma spesso erano costretti a percorrere a piedi molti chilometri in mezzo alla macchia e su strade accidentate. Per i maestri dell’epoca costituiva grande motivo di soddisfazione constatare come i bambini, durante i loro lunghi quotidianI viaggi, diventassero attenti osservatori della
splendida natura che li circondava e ne traessero vantaggio per la loro crescita culturale.

Sarebbe interessante leggere anche oggi i temi di quei ragazzi che, spesso, erano dei piccoli capolavori. 

 

Per saperne di più sul mestiere del CARBONAIO:
Carbone e Carbonaie, di Celestino Giorgerini, ed. I Quaderni del Circolo
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